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Mohammed morto senza
che suo padre potesse difenderlo, è uno dei tanti bimbi uccisi
dai proiettili sparati dai soldati dell'esercito israeliano, che
dopo otto anni dalla firma degli accordi di pace firmati tra Rabin
e Arafat, continuano ad occupare militarmente più dell'80
dei territori occupati nel 1967, costringendo i palestinesi a vivere
in Bantustan. Sparano anche i coloni, che occupano contro qualsiasi
norma internazionale e senza che le Nazioni Unite tentino di imporne
il rispetto, il territorio palestinese, sottraendo acqua, terra,
libertà ai palestinesi. Una bambina di due anni è
stata uccisa domenica sera.
Che dire
di questi nuovi massacri israeliani e della ribellione palestinese
alla quale ancora una volta partecipano le nuove generazioni?
Ancora i ragazzi
delle pietre? Non solo, le forze di sicurezza palestinesi hanno
iniziato a sparare.
Da tempo, si
aspettava l'esplosione. Difficile credere alla pace mentre negli
insediamenti nei territori palestinesi dal 93 ad oggi la popolazione
dei coloni è cresciuta da 141.000 a ormai più duecentomila.
Difficile resistere quando non hai lavoro e per nutrire i figli,
come il mio amico Talal, fai il muratore per costruire gli insediamenti,
magari sulla terra che era della tua famiglia. Difficile quando
i soldati ti impediscono di muoverti.
Ariel Sharon,
criminale, vista la sua responsabilità nel massacro di Sabra
e Chatila è stato la goccia, ma le responsabilità
ricadono anche sul governo che non ha impedito la visita e lasciato
che i soldati sparassero su una folla di civili, sono state tirate
pietre ma queste non chiamano fucilate ad altezza d'uomo. Si
sparava per uccidere, lo ha detto anche Padre Battistella del Patriarcato
Latino a Gerusalemme.
Non si puo' mettere
sullo stesso piano la violenza israeliana e la violenza palestinese.
Da una parte c'è uno Stato ed un esercito che occupano un
territorio contro ogni diritto internazionale, dall'altra c'è
un popolo che è stanco di umiliazioni e sofferenza. Non si
tratta di Hamas o di azioni kamikaze.
C'è la rivolta
di un popolo stanco di essere oppresso e occupato, insoddisfatto
anche dei suoi dirigenti e che riprende a voler decidere. E c'è
anche la rivolta dei palestinesi d'Israele che manifestano non solo
in solidarietà con i loro fratelli ma per essere cittadini
con pieni diritti e non discriminati e ghettizzati in Israele.
Dobbiamo
fermare la violenza e negoziare, tacciano le armi, si ritirino i
soldati israeliani, si faccia un inchiesta internazionale con la
presenza dell'Europa e si protegga la popolazione palestinese.
L'Onu, dovrebbe
non solo auspicare la pace ma praticare il diritto delle sue risoluzioni
In questi giorni
di dolore mi dicevo che basterebbe, che l'Unione Europea, l'Onu,
dicessero con chiarezza che i palestinesi hanno il diritto di vivere
sulla loro terra, che le risoluzioni Onu a partire dalla 338 alla
242 e alla 194 per il ritorno dei rifugiati devono essere applicate.
questo avrebbe di per sè una forza dirompente e potrebbe
cambiare la ormai ferma convinzione israeliana di poter impunemente
opprimere, rapinare occupare un altro popolo e un altra terra, restandone
impunita
Il diritto
all'esistenza e alla sicurezza dello Stato di Israele ci stanno
a cuore, ma altrettanto ci stanno a cuore il diritto e la sicurezza
del popolo palestinese che possa finalmente vivere in pace e con
giustizia nel proprio stato e con Geruselemme capitale condivisa
dai due popoli e due stati.
La pace
si costruisce con il dialogo, ma nel rispetto e nell'afferma-zione
della giustizia e del diritto.
LUISA MORGANTINI
PARLAMENTARE EUROPEA
Strasburgo, 5 Ottobre
2000
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